Myanmar: una terra ricca di contraddizioni che vi lascerà un ricordo indelebile

Il Myanmar: abbandonate la civiltà e immergetevi in una terra affascinante tra templi, grotte e risaie. Scalate un tempio, che sia l’alba o il tramonto, dalla sommità ammirerete un panorama difficile da scordare.
Partiamo da un presupposto: il Myanmar, o Birmania, è un Paese più difficile da visitare rispetto ad altri. Il duplice nome stesso dello Stato crea confusione. Il pasticcio non finisce qui: tenete infatti conto che la maggior parte delle città hanno più di un nome poiché la traslitterazione -evidentemente scorretta- è stata fatta più volte. Richiediamo il visto in Italia sul sito
https://www.evisa-myanmar.com
Arriviamo in Myanmar direttamente in pullman da Bangkok. Vi sconsiglio fortemente di attraversare il confine birmano via terra. E’ molto più semplice in aereo (ci sono compagnie low-cost che offrono collegamenti giornalieri Bangkok-Yangon a meno di 50 €), adesso vi spiego perché…

Prenotare il pullman nel 2016 non era stato semplice perché eravamo dovuti andare in un ufficio di un agenzia a Bangkok disperso nel nulla, ma ora i biglietti li vendono online.
La stazione dei pullman di Bangkok, Mo Chi, è molto difficile da trovare. La fermata metro Mo Chi non è infatti la stazione dei pullman ma da lì dovrete prendere un ulteriore autobus che vi porterà finalmente all’autostazione. Durante il viaggio notturno non avrete modo di dormire: la polizia di frontiera ci avrà fermato sei volte per controllare i documenti man mano che ci avviciniamo al confine. L’autobus si ferma a Mae Sot alle quattro del mattino. Da lì un taxi collettivo ci porta al ponte che collega i due Stati. I cancelli del ponte si aprono alle cinque del mattino, ci facciamo timbrare il passaporto dall’addetto thailandese, attraversiamo a piedi il ponte dell’amicizia, arriviamo dall’altro lato in Birmania, a Myawaddy. Qui ci portano in un ufficio e la polizia birmana verifica i nostri visti. A questo punto l’agenzia ci aveva spiegato che sarebbe arrivato un certo Mike a prenderci. Non sono mai riuscita a capire se fosse davvero Mike, fatto che sta che un tizio ci carica su un auto privata e arriviamo a Hpa-An intorno alle 11 del mattino. Un viaggio massacrante che sconsiglio a meno che non siate in vena di avventura.

Giorno 1: Hpa- an rimane una delle mie località preferite del Myanmar. Arriviamo al Galaxy Hotel e la receptionist ci consegna una mappa con i templi più belli da visitare. Affittate un motorino per strada o direttamente in albergo e andate alla scoperta dei templi: Kaw Ka Thawng immerso nel verde, il Kyauk Kalap su un cucuzzolo a picco sulle risaie….o il mio preferito, il Saddan Cave: entrate in questa grotta e uscite dall’altro lato su un lago circondato dalle risaie. Prendete un imbarcazione (nella foto di copertina) per tornare indietro e non ve ne pentirete, il paesaggio è spettacolare e se la stagione lo permette attraverserete un’altra grotta il cui soffitto è a filo sulle vostre teste!

Giorno 2: Il giorno dopo prendiamo un’altro autobus per Mawlamyine o Moulmein. Cercate di prenotare i trasporti direttamente in albergo: sono onesti (in Myanmar cercheranno sempre di fregarvi sia sui prezzi che sulle tratte), e vi portano esattamente alla partenza del bus (non esistono vere e proprie stazioni o fermate, sono a discrezione dei passeggeri ma se non sapete qual’è il vostro pullman il tutto diventa ancora più difficile).
Posiamo i bagagli alla Breeze guesthouse e usciamo alla scoperta della città che ispirò Kipling ne ‘la strada per Mandalay’. Seguite il porticato che da Kyaik Than Lan Phayar St. vi condurrà alla Paya che sovrasta la città: godetevi la vista che da qui arriva fino al mare. Ritorniamo in città, il caldo afoso e la stanchezza ci spingono a optare per un giro in taxi dei dintorni di Mawlamyine. Visitiamo il tempio Win Sein Taw Ya con il buddha più grande che vedrete nella vostra vita…praticamente occupa un’intera collina disteso orizzontalmente! Poi il faticosissimo tempio Kyauktalon Taung che si raggiunge sulla sommità di uno sperone roccioso ( 20 minuti di scalini in salita) e accanto ad esso un tempio abitato da scimmie.

Bimbi novizi che giocano a pallone nel porticato del Paese. In Birmania vedrete moltissimi novizi: quando le famiglie non riescono a mantenerli gli assicurano un futuro (e scuola e cibo) lasciandoli ai monaci.

Giorno 3: Il giorno dopo prendiamo il pullman per il monte Kyaiktiyo, importante meta di pellegrinaggio buddhista. Dalla stazione degli autobus a Kinpun, che si trova ai piedi del monte, bisogna prendere dei furgoncini collettivi che si inerpicano su per una rampa lunga e ripida.
La sacralità di questo luogo è dovuta al masso che è effettivamente in bilico e non si capisce come stia in equilibrio…secondo la leggenda l’equilibrio è dovuto alla presenza di un capello di Buddha collocato nello stupa. Questo basta a spiegare le centinaia di fedeli che soprattutto all’alba e al tramonto si ritrovano per pregare e cantare. L’atmosfera è magica e vale la pena fermarsi una notte per ammirare lo scenario. Gli alberghi sono i più cari di tutto il Myanmar (i fedeli vengono accolti nei templi e gli stranieri -giustamente- devono pagare), circa 100€ per una notte, e non aspettatevi per questo il lusso. In questo modo avrete modo di ammirare il tramonto e l'alba da questo posto magico: l'atmosfera è affascinante, con schiere di monaci che si affrettano ogni dove e piccole monache che intonano cori.

Il giorno dopo torniamo a Kinpun e prendiamo il pullman per Yangon, la cui stazione degli autobus è fuori dalla città. Prendiamo un taxi per il centro e lasciamo i bagagli al Pleasure View Hotel. Ormai al tramonto, visitiamo la Shwedagon Paya, il tempio principale della capitale (che poi abbiamo scoperto non essere capitale). Il complesso è davvero immenso e vale la pena ingaggiare una guida per comprendere i vari spazi, o scaricatevi una guida scritta prima di partire.

Obbligatorio anche per gli uomini avere le gambe completamente coperte nel tempio, o vi faranno comprare questo gonnone.

Giorno 5. Visitiamo i dintorni della Shwedagon Paya: il People’s Park, il lago Kandawgyi e lo Yangon Zoological Garden (gli animali non sono sempre tenuti bene, lo sconsiglio).
A sera tardi prendiamo il pullman in direzione Nyaung Shwe, ovvero per il lago Inle, o Inlay, viaggiamo di notte.

Giorno 6: Come al solito il pullman ci lascia in mezzo al nulla, prendiamo un taxi collettivo che ci porta ai rispettivi alberghi. Alloggiamo all’Album Hotel e decidiamo di prenotare subito la visita in barca sul lago. Questa escursione vi porterà in giro per i villaggi e i templi affacciati sul lago: il tempio su palafitte di Nga Hpa Kyaung chiamato Jumping Cat perché i gatti addestrati dai monaci fanno acrobazie (non mentre c’eravamo noi); la Phaung Daw Oo Paya con pinnacoli dorati che si perdono a vista d’occhio; negozi di sigarette fatte a mano nel villaggio Nampan e infine il laboratorio di tessitura a Phaw Khone.

Giorno 7: Prenotiamo la lezione di cucina birmana al Bamboo Delight Cooking School, un’esperienza che consiglio a tutti. Ci si trova al punto d’incontro e da lì si va al mercato locale a comprare gli ingredienti che cucineremo. Forse uno stomaco forte - o un Imodium- vi aiuteranno a mangiare i cibi che comprerete. Non fraintendetemi…il cibo è buono e ben cucinato ma le norme igieniche al mercato forse vi lasceranno titubanti al momento dell’assaggio. Detto questo, l’esperienza è davvero significante: una percentuale del pagamento della lezione è devoluta in beneficienza per acquistare libri per la scuola, la coppia che gestisce l’attività è birmana e vi spiegherà curiosità sulla loro cucina e sulla cultura. Al pomeriggio ci rilassiamo nelle terme della zona (mezz’ora in bicicletta).

Giorno 7 e 8: camminare nel caldo afoso della Birmania può sembrare un’idea masochista, e credo che, se avessi saputo dove andare, sarei scappata dopo la prima mezz’ora di trekking. Con grande fortuna la nostra guida, un ragazzo birmano di 16 anni già sposato con relativo figlio, parlava un inglese eccellente. Abbiamo percorso un trekking che ci ha portato, in due giorni e una notte, a spasso sulle alture del lago Inle. Dove abbiamo dormito? In un santuario buddhista disperso tra le montagne. La sera abbiamo anche avuto la possibilità di chiaccherare con un monaco sulla cultura, la religione e lo stile di vita occidentale e orientale. Davvero affascinante….e se vi chiedete quale sia lo sport preferito dei monaci buddhisti…è il calcio! Anche in un campo un pò in salita e un pò in discesa!
Devo ringraziare molto la nostra guida: ci ha spiegato molte peculiarità della religione e cultura birmana, e ci ha cucinato pasti squisiti. Se vi va di vivere un’esperienza particolare contattatelo su Facebook: Khun Tee Maung! Molte persone optano per il trekking fino a Kalaw, di cui però non abbiamo sentito parlare bene: due/tre notti con una guida muta (quello va a fortuna), sotto la pioggia torrenziale. Se il trekking non è la vostra passione sconfinata due giorni sono sufficienti.
Ritornati dal trekking eravamo pieni di fango fino alle ginocchia. Per fortuna il nostro albergo, l’Album, ci ha lasciato una camera per lavarci. Alla sera prendiamo il pullman verso Bagan, viaggiamo di notte.

Giorno 10: arriviamo sempre in mezzo al nulla e prendiamo un taxi collettivo per il centro. All’ingresso della città ci fanno pagare una tassa turistica di 20 € a testa. Arriviamo alla Shwe Nadi Guesthouse (a Nyaung U, cittadina più vivace a 3 km dai templi di Bagan) alle 4 del mattino. Ovviamente non c’era una camera disponibile (la notte era prenotata per la sera stessa ma con check in dalle 14) quindi optiamo per un giro in motorino a caccia dell’alba. Siamo stanchi ma ne vale davvero la pena! Arrampicatevi su per i gradini di un tempio, sedetevi, rilassatevi e godetevi un panorama mozzafiato: ci saranno molti turisti ma il silenzio è palpabile…lo spettacolo dei templi avvolti nella foschia mattutina, albeggiare di un sole timido, le mongolfiere che si innalzano quiete…wow!
Tutti a Bagan si spostano con i motorini elettrici: sono pratici e sono anche l’unico mezzo per spostarsi. Bagan è infatti un sito sacro, rispettatelo e godetevelo. Riposiamo in albergo nelle ore più calde per riuscire a caccia del tramonto. Non vi so dire quali e quanti templi abbiamo visitato a Bagan: sono talmente tanti che avrete l’imbarazzo della scelta. Fatevi dare una mappa in albergo e perdetevi ad esplorare!

Giorno 11: Prenotiamo un tour guidato (che poi non era guidato, ma un semplice transfer con fermate) per il Mount Popa: una formazione vulcanica sulla quale sorge un tempio. Affascinante e panoramico ma purtroppo mi ricordo solo della mamma scimmia che ha cercato di sequestrarmi una caviglia perché ho cercato di dare da mangiare al suo cucciolo (mea culpa)! A parte gli scherzi, la gita vale la pena se si prende una guida che ti spieghi cosa stai vedendo. Sulla via del ritorno stop al negozio di vendita ‘vino’ del Myanmar.

Giorno 12: La Lonely planet aveva descritto la crociera sul fiume Irrawaddy, da Bagan a Mandalay, come imperdibile, autentica. Parlava di incontro vero con la popolazione tra galline e capre….peccato che il manuale non fosse proprio aggiornato e che per gli stranieri avessero già allestito crociere esclusive. Risultato: sveglia alle 4 del mattino e partenza su questa nave per soli stranieri direzione Mandalay. L’arrivo è alle 17…vi lascio immaginare come sia stato divertente trascorrere tutte queste ore in un caldo torrido, zero attività, nessun tipo di panorama…eccetto per l’alba sull’Irrawaddy, sconsiglio l’esperienza.

Giorno 13. Raggiungiamo Mandalay Hill in bicicletta, la posiamo all'ingresso e percorriamo la scalinata che porta in cima alla collina. Ritorniamo in basso e visitiamo il palazzo reale. Ci dirigiamo poi verso la Kuthodaw Paya che contiene il libro più grande del mondo: 729 lastre di marmo racchiudono le scritture Buddhiste.
Con un taxi visitiamo gli altri templi della città: Shwenandaw Kyung in legno, Setkyathita Paya con un altro stupa in equilibrio precario come a Kyaiktiyo, e a fine giornata l'U-bein bridge, il ponte in teak più lungo al mondo. Il panorama lacustre al tramonto è molto suggestivo.

Giorno 14. Sempre con un taxi andiamo alla scoperta delle antiche capitali Burma: Inwa o Ava, Sagaing e Mingun. Il taxista vi farà scendere e vedere decine di templi (forse anche troppi). L'unico momento della giornata che ho apprezzato appieno è stata la visita di Ava: si attraversa in barca il fiume e dall'altro lato ti aspettano decine di calesse. Prendetene uno e scoprite le rovine di questa antica capitale.

Giorno 14: dall'aeroporto di Mandalay torniamo a Bangkok.

Il Myanmar rimane un ricordo indelebile tra i miei viaggi. Ci sono dei posti bellissimi ma purtroppo molte volte sono difficili da raggiungere: i pullman ci sono ma talvolta la tratta è solo notturna. Quindi non dormirete ( le strade sono un inferno) e si arriva a destinazione stremati. Non si capisce mai quanto dura il viaggio, nessun autista capisce l'inglese quindi qualsiasi cosa gli chiediate vi risponderà yes.
È una terra ricca di contraddizioni: hanno eletto una presidente donna ma le donne non possono accedere ai recinti di preghiera (per una questione di purezza, se avessero il ciclo sarebbero impure). Proprio la presidente donna Aung San Suu Kiy ha vinto il Nobel per la pace ma ha permesso il genocidio dell'etnia Rohingya.
Nei templi bisogna togliersi le scarpe ma poi ci si ritrova a dover evitare gli sputi di bethel (tabacco masticato): quindi il rispetto impone i piedi nudi ma si può sputare a terra?
Per chi come me non mangia cibo piccante la troverà lunga...anche se chiedete 'no chilly' non troverete nulla che non sia piccante. In Myanmar per giunta non sono arrivati i grandi marchi internazionali: non troverete nessun fast food! Quindi armatevi di banane, almeno con quelle andate sul sicuro!
E ora, buon viaggio!!


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